perchè tanto odio?
*loading* bastogne
carissimo van. come ben tu sai è periodo di esami per me. il mio cervello fuma come i miei coglioni dopo una sana cavalcata sulle chiappe di una troietta. i miei occhi sono stanchi a forza di posarsi su testi di fisica e matematica sui quali dedico gran parte della mia concentrazione, distraendomi così da impegni più importanti che richiederebbero un mio più intenso coinvolgimento: la foca per esempio. che continua a vivere contro la mia volontà. egli (o essa) ora non accenna più a salutarmi. dopo aver tentato innumerevoli volte di sortire un qualche mio cenno di benevolenza nei suoi confronti, si è arreso all'evidenza: lo schifo. ed egli (o essa) ne ha paura.
incrociandomi per i corridoi volge lo sguardo sempre più in basso. studia le punte dei suoi piedi mentre io lo fisso torvo negli occhi lanciando fulminee maledizioni voodoo alla sua persona, alla generazione da cui proviene e a quella di cui, se avrò pietà di lui, sarà progenie.
tu penserai che forse esagerò. ma è puramente simbolico il mio desiderio di vendetta nei suoi confronti. lo stolto ha avuto l'ardire di rifarsi della sua petulante immagine adducendo accuse alla mia persona. la larva-foca sperava di upgradare la sua personalità infangando una persona con cui non ha nulla a che spartire e che fino a poco tempo fa era anche disposta ad onorarlo del suo saluto. stolta focaccia di merda, coltiverò la mia vendetta come il mio amico van fa con la sua vigna. con cura e pazienza. dando tempo al tempo. e quando giungerà il momento ne godrò i rigogliosi frutti che essa mi resitutirà in compenso di tanta sopportazione. aspetta. aspetta. stolta focaccia.
Esimio Van. i tuoi post stanno assumendo toni sempre più emo. il fatto che io non scriva spesso non ti autorizza a versare fiumi di lacrime su questo blog. frocio. lo so che ti manco. Lo vedo da come vaghi tristemente per i corridoi lanciando occhiate alla porta del mio ex-ufficio sperando di intravedere al di la del vetro la mia illuminante sagoma ancora china sulla scrivania. Lo vedo da come, sempre vagando per i corridoi, annusi l'aria sperando di avvertire quel sentore di sigarette che io fumavo allegramente in ufficio sbattendomene altamente i coglioni di chi me lo vietava.
Van. che te lo dico a fare. in questo periodo non ho neanche più il tempo di pensare alla tua ragazza.
qua al piano di sopra sembra di galleggiare in un mare di stronzi. l'alta concentrazione di coglioni che lavorano qua mi fa venire il mal di testa e il prurito al culo. sintomi inequivocabili che denotano il mio malessere dovuto all'impotenza di aprire il fuoco su questa massa di larve. Van. che fine ha fatto il mio uzi? smettila di lubrificarne la canna per infilartela nel culo e passami quell'arma. cristo. voglio giusto provare quel caricatore di proiettili all'uranio impoverito acquistato su eBay a natale.
prima ho visto hodiack. era vestito tutto di nero con del pelo che gli usciva dal collo della maglietta. un paio di pantaloni in tessuto eleganti e sopra un felpa dal taglio hip hop. uno spettacolo abominevole. io sono giorni che pranzo solo al baretto. la mia unica consolazione il cioccolatino che mi offre la cameriera quando pago. non parlo con nessuno arrivo mi siedo non ordino nemmeno che tanto prendo sempre lo stesso piatto mangio e in meno di mezz'ora sono di nuovo fuori all'aria fredda. la zingara che chiede l'elemosina alle macchine ferme ai semafori mi saluta spesso, a me non chiede più nulla, io le sorrido e tiro ipocritamente avanti. perchè tanto odio? hodiack l'hanno spostato ai piani alti e sta già diventando come tutte le persone che frequentano quelle altezze, un idiota. c'è poco ossigeno lassù, consumato dalla puzza di merda lasciata in giro da un branco di stronzi dotati di lingua ma non di cervello. io so che un giorno corromperanno hodiack per una poltrona con i braccioli e allora la sua anima sarà perduta per sempre. la cosa divertente di qua sotto è che quando sono solo in ufficio posso sputare per terra.
hodiack. sto ascoltando un disco tutto di violini e romanticherie stracciapalle con vocine melodiose che neanche a natale. sono quindi molto sensibile in questo momento. innanzitutto volevo giusto dirti che non mi manchi per niente. non se neanche più se lavori qui. a pranzo a volte mi accorgo della tua assenza perchè non so con chi commentare il cuolo della cameriera che mi spaccia cioccolatini. pochi istanti fa una nota pazza impiegata in questo stabile è entrata in ufficio improvvisamente e mi ha spento la luce. poi se n'è andata. la gente mi da sempre più fastidio.
cordiale Van, nonostante sia a conoscenza dello stato di ibernazione avanzato in cui versa il tuo piccolissimo cervello, continuo a parlarti e a frequentarti senza avere riscontri di un certo intelletto da parte tua.
è per questo motivo che per un pò non ho postato nulla. visto che siamo solo noi due a leggere questo blog, mi pareva inopportuno sprecare il mio tempo nel conversare telematicamente con te, quando la distanza fisica che ci separa è di pochi metri e mi permette di insultarti a voce.
ma come tu già sai, presto saremo molto più lontani. il mio spostamento ai piani superiori è imminente. ormai si contano i giorni.
quando sarò al piano di sopra dovrò lasciare la mia scrivania. non mi è permesso portarla con me. chiaramente prima di lasciare la mia amata scrivania, la cospargerò di tetrodotossina. che come tu ben sai è un veleno neurotossico che provoca paralisi respiratoria e spesso anche la morte. stessa cosa intendo fare per la cornetta del telefono. so già che ci saranno lamentele per questo. qua non ci stanno agli scherzi. sono dei cretini.
ora ti lascio che vedo se mi riesce di aprire la macchinetta del caffè. mi scappa...
ho giusto dieci minuti per scrivere che sei un'ameba invertebrata caro il mio hodiack prima di tuffarmi nel gelo della strada a cercare un cartone con cui coprirmi stanotte. ho capito una cosa. bere tavernello rosso direttamente dal cartoccio e ruttare ad ogni sorso non è molto cool. tra l'altro il tavernello mi fa anche schifo. ma è l'unica bevanda che si addice al mio status di barbone sudicio.
caro hodiack i giorni passano sempre più freddi e pertanto ho deciso di svernare in posti più caldi. l'inverno mi fa schifo. ieri ho spalato neve e si sa che spalare neve e uccidere un uomo è la stessa cosa. gli uomini muoiono e la neve si scioglie. quindi inutile disquisire sull'inutilità del mio gesto. è una tradizione di famiglia che non posso tradire. neve uguale pala. è così da tempo immemore. avrei invece da dire sul tuo abbigliamento di questi giorni. ma sorvolo. non sono dell'umore adatto. non sono dell'umore adatto neanche per scrivere. non sono dell'umore adatto per niente. ora vado a versare del guttalax nei boccioni dell'acqua per vedere se riesco a migliorarmi l'umore.
i cambiamenti mi ammazzano caro van. questo tempo di merda per esempio. oppure il fatto che le odiose feste di natale si avvicinano. e cristocane che dire del fatto che il mio trasferimento ai piani superiori è ormai imminente.
van. vorrei sottolineare un concetto importantissimo che mai come ora mi attanaglia il cervello formulando ipotesi e contro-ipotesi, abbozzando una sua deduzione logica per poi inferire la sua negazione. la complementarietà di questo concetto sfiora i confini dell'insieme vuoto, intersecando il risultato del limite infinito di una subdola funzione. ora ti spiego con parole semplici cosa voglio dire. il concetto è che penso che tu sia brutto come una caccola mucosa su un kleenex di immacolato biancore. il contrasto è quello che mi spaventa. come un brufolo ripieno di pus sul culo di kylie minogue. non so se mi spiego. e non so se è il caso.
oggi c'è stata una festa van. tu lo sai perchè c'eri. io ero in ufficio e da lì sentivo l'allegro vociare di tante persone che festeggiavano una novella coppia di sposini che si appresta a cominciare la loro rosea vita coniugale. c'erano tante cose da mangiare van. tante cose da bere. ed erano tutti contenti.
Dal piccolo chimico che mi regalarono i miei genitori nel lontano 1985 ho imparato che mescolando l'idrossietilcellulosa e il cardamomo ottieni un prodotto in grado di trasformare il tuo culo in una mitragliatrice di merda fuori controllo. Questo simpatico miscuglio è stato il mio regalo di nozze per gli sposini e per tutti quelli che hanno mangiato i pasticcini. la siringa che ho rubato nei laboratori era perfetta per iniettare il composto nella crema delle bignole!
sono le 13.40 ora. il tempo è breve e tra un pò scatteranno i timer di certi giocattolini che ho nascosto nei bagni sopra lo scarico. se tutto va secondo i miei piani nei cessi ora ci dovrebbe essere gran ressa. per cui scappa van. scappa.
caro hodiack. sei fastidioso come un gattino nelle mutande che si rifà le unghie sul mio scroto. l'età anagrafica non conta. sappilo pivellino. stamattina per sentirmi giovane ho ritirato la pensione con l'uzi e una calzamaglia in testa. ascolta mollusco senza palle voglio raccontarti una cosa. oggi sono andato a pranzo nel solito bar del cazzo. quello dove sono tutti gentili con noi. la cameriera, quella che in gioventù, diciamo quando la maturità si misurava in sessantesimi [cose che tu non puoi neanche immaginare scioperi occupazioni canne in classe con il professore buchi nei bagni eroina nascosta in cartella puzza di piscio risse con i fasci le ragazze dello scientifico che facevano ginnastica sotto le nostre finestre mostrandoci le tette], ha frequentato le mie stesse aule e mi ha rincorso per i vialetti alberati nel tentativo di consegnarmi una lettera d'amore di una sua compagna di classe che io ho stracciato senza leggere ed ho usato per farmici un filtrino, ecco oggi mi ha detto appena mi ha visto "oh ciao van, ieri sera ti ho sognato". non aggiungo altro. trai tu le tue conclusioni.
van. sifilitico finocchietto. c'è che dopo tanto tempo che non ci vediamo, quasi quasi, sentivo la tua mancanza. sette giorni che ho passato a letto alternando dosi random di paracetamolo e nimesulide, mi sono serviti per capire fondamentalmente una cosa. sei un finocchietto.
ho saputo che hai spaccato legna e ti sei fottuto la schiena. sei un coglione.
non so. non vorrei confondermi. ma mi sembra di averla già sentita stà storia. tu che fai un lavoro pesante e poi ne subisci le conseguenze come qualsiasi ottuagenario che pateticamente si intestardisce a fare cose che non dovrebbe.
ma ti capisco sai. conosco ben anch'io i limiti del mio corpo. anche se più giovane di te, (e non voglio ricordartelo, sai. però sono molto più giovane di te) ci sono cose che non posso fare più. tipo giocare una partita di pallone per più di venti minuti. o scoparmi tre troiette vogliose per più di tre ore in trenta posizioni diverse. o correre dietro ai colleghi terrorizzati e sfondare loro i crani a colpi di mazza chiodata.
ecco. nonostante la mia ancora tenera età (e scusa se insisto eh. però sono veramente giovane. cristo.) mi sento un pò come te. una chiavica.